domenica 27 gennaio 2013

Avere fame e perire d'inedia

Un tempo almeno ti pensavo
e sapevo cogliere quel tanto che basta
a istoriare le mie sere
a vergare 
due righe
appese a ex voto:
a comporre preghiere.

Mi chiedesti
intanto
che fine avesse fatto la poetessa
quella che d'imbarazzo
tace
d'intuìte bellezze
scrive

Così, sine cura!

Hai scagliato il prodigio
ora balbetto il battito
che si sapeva così chiaro e puro
nel cuore rutilante di battaglia.
Non si canta
non si compone
alcuna epica
d'amore
se l'anima tartaglia.

Questo poco che avanza
sono gli ossi
succhiati
sfiniti
strascicati
nel piatto
di chi è scientificamente sazio

E io muoio d'inedia
senza il termine esatto.

venerdì 11 gennaio 2013

E (x novo)

Parigi, primi giorni del duemilatredici

Mi fai scrivere
tu che sai finire in “ciao”
il nostro teatro di ogni sera

e siedo, dove tu sedevi
piluccando un panettone
parlando di un cinema
ti ascoltavo ridendo muta.
- Andiamo all’Odéon
- Non c’è niente
- Ho fame
- Hai fame?
- Ho mal di stomaco

Gennaio in rue de la Clef
era un pasto silenzioso
eravamo bicchieri
di vetro leggero, da casa in affito, la tua -
opachi, per un lavaggio imperfetto.
L’acqua ghiacciata
lo champagne, col cucchiaino
che non ha mai funzionato.

Non si brinda con una bottiglia in due.
Non ci sono calici in alto,
ma fondi che lasciano cerchi sul lavandino
“Sciacquali”

Mi fai scrivere
quando nulla cambia
quando in me ti volti
col volto sprofondi
nel cuscino e dici
- Manteniamo la forma.

A ognuno il suo posto nel letto.