mercoledì 27 novembre 2013

Gialli

Per non pensarti
pensai
di leggere gialli, non troppo d'autore
e smettere i romanzi d'amore
e attaccarmi poi a una scrivania
per imparare da questi a risolvere casi.
Così, magari, anche la mia
brutta storia avrebbe avuto una fine
e, nelle ultime pagine,
smascherato il colpevole
(noto già dall'inizio)
avrebbe trionfato la dolceamara giustizia
dei commissari burberi e inflessibili
sui criminali scaltri, beffardi
che solo nei primi momenti
paiono dèi.
Ma da questa fredda scrivania
ho pensato, poi
che non avrei potuto risolvere nulla:
tu a piede libero,
io tra le pareti di una cella,
alla quale mi scopro
predestinata.

domenica 21 luglio 2013

Ballerine

Pensavo a mettere le ballerine
Nere, nuove, a rigorosi piedi nudi.
Pensavo a incedere ponderata
Con l'inclinazione cauta da teiera,
Per versare inquieti passi innanzi.
E camminavo, seria, come se
stacchettare fosse già comporre
Il tema semplice di ricorrenti giorni.

venerdì 12 luglio 2013

L'aratura

I campi ebbri d'acqua dei giorni scorsi
- Tutta quella che non ho preso
Mentre rifiutavo la vita (devo)
In quei posti pieni di tavoli in formica
e teche -
Sembravano letti.


Se i miei tendini d'Achille fossero cavi
e così i tuoi polsi, avvezzi a orologi e camicie
potremmo passarvi, edipicamente
un canape.
Così i nostri arti inanellati
come perle di carne
per una collana di pelle
dall'anima di cordame
fradicio d'afrore
ma di altri, non noi.

Le mie scapole, tiepidi vomeri
a spezzare i madidi pani di terra
imbevuti dell'acqua (quella
che, nei giorni scorsi, persi).
E tu rinunceresti, 
dolce animale,
alla guida degli astri
per interrare tra i piedi le pietre,
e non ferire il tuo vomere umano?
– Non avrei che da chiedere.

Lasceresti ai miei occhi istupiditi
la visione del Cielo, 
tu che sgrani tra le ciglia l'Universo.
Per me è un grande catino
dove ascendono
l'acqua che, nei giorni scorsi, persi
e le lacrime che volutamente piango
perché sul tuo corpo di animale
con pietà ristoratrice 
le riversi.

giovedì 23 maggio 2013

Di getto

Scaraventavi sul tavolo
Nei tuoi modi androgini
Fuggevoli
La mia voglia di chiedere
Il mio timore di perdere
Un viso da santa
Da pazza ma mite
Paziente?
Non ebbi il tempo d'amare
Il momento
Che già mi esaudisti
Dicendoti buona
A niente.

giovedì 16 maggio 2013

Prendersi cura

Non metterei mai
gli involtini di mia nonna
quelli che prepara la domenica mattina
prima che parta
dentro i sacchetti gelo da novantanove
centesimi.
Sarebbe come seppellirla dentro una cassetta della frutta
pure un po' scalcagnata
e c'entrerebbe anche
poich'è piccola, la sicilianina.
Quindi non lo faccio e compre solo i migliori
sacchetti gelo
per i suoi involtini viaggiatori
eccellenti migratori di frighi.
Bisogna saper preservare
quel che ci è caro,
in prestigioso nylon Cuki.

Biblioteca

I campi ebbri d'acqua dei giorni scorsi
- Tutta quella che non ho preso
Mentre rifiutavo la vita (devo)
In quei posti pieni di tavoli in formica
e teche -
Sembravano letti.

lunedì 29 aprile 2013

Il funerale degli uccelli

Ho accettato ormai da tempo
Un mio piccolo destino.

Non è un culto a mani giunte
La liturgia di chi si reca
E sa indugiare accovacciato
Sopra i passeri sgualciti.

Ai stupidi merli arditi
Non più d'una prece:
Altro grava sulle ali conserte,

pennuti proiettili.

Esiliati sul terreno,
Pietrifissi dal Niente superiore:
Tradirono il vento col becchime
O non conobbero il trucco
Degli dèi, librati costanti.

Una nemesi, infine:
Degli elementi il più basso
Li accoglie in morte,
E quel che sapevano di più bello
dogma era e rimane
Per me.

lunedì 22 aprile 2013

Avviso ai passanti

Fuggite la feroce, tra le donne
la fascinosa, bella ad arte.
Svettante oleandro perenne,
muraglia di pensieri ombrosi
dal fogliame a tagliacarte.
Miriadi di fiori: inodoròsi.

domenica 7 aprile 2013

Lichene (da rivedere)

"Si parva licet componere magnis"
Virgilio, Georgiche, IV, 176

Così profondi
che con voi potrei attraversare il mondo
da parte a parte
e non toccare l'equatore
ma so che vi abbandonerei
nel nucleo
così brillante
così pesante
come voi.

Io che ho scapole di fango

sui seni delle argille
a succhiare le rughe fossili.
M'accontento nel guardare le mie sorelle gemelle:
non incrostano il cielo, le stelle?
Il lichene pietrifisso
così vive e si consola.

Cadrei nel cerchio e ricadrei e cadrei


se il cosmo non mi è dato, ma l'amplesso atomico

di fruticose dita,
micobionti
e pietre.

Come cade, un lichene?
da qui a lì,
a una stella
e ritorno.

venerdì 15 marzo 2013

Non c'è resa né conti

Amo perché
Amare a vuoto mi fa comodo:
Va incontro alla mia voglia di nulla
Il grande nulla che somiglia
Alle domeniche spese a far niente
Come se covassero l'agognata pace
Da un travagliare inesistente.
Amo non l'assoluto immane
Ma il male schivo
Privato
L'amore inane.

domenica 27 gennaio 2013

Avere fame e perire d'inedia

Un tempo almeno ti pensavo
e sapevo cogliere quel tanto che basta
a istoriare le mie sere
a vergare 
due righe
appese a ex voto:
a comporre preghiere.

Mi chiedesti
intanto
che fine avesse fatto la poetessa
quella che d'imbarazzo
tace
d'intuìte bellezze
scrive

Così, sine cura!

Hai scagliato il prodigio
ora balbetto il battito
che si sapeva così chiaro e puro
nel cuore rutilante di battaglia.
Non si canta
non si compone
alcuna epica
d'amore
se l'anima tartaglia.

Questo poco che avanza
sono gli ossi
succhiati
sfiniti
strascicati
nel piatto
di chi è scientificamente sazio

E io muoio d'inedia
senza il termine esatto.

venerdì 11 gennaio 2013

E (x novo)

Parigi, primi giorni del duemilatredici

Mi fai scrivere
tu che sai finire in “ciao”
il nostro teatro di ogni sera

e siedo, dove tu sedevi
piluccando un panettone
parlando di un cinema
ti ascoltavo ridendo muta.
- Andiamo all’Odéon
- Non c’è niente
- Ho fame
- Hai fame?
- Ho mal di stomaco

Gennaio in rue de la Clef
era un pasto silenzioso
eravamo bicchieri
di vetro leggero, da casa in affito, la tua -
opachi, per un lavaggio imperfetto.
L’acqua ghiacciata
lo champagne, col cucchiaino
che non ha mai funzionato.

Non si brinda con una bottiglia in due.
Non ci sono calici in alto,
ma fondi che lasciano cerchi sul lavandino
“Sciacquali”

Mi fai scrivere
quando nulla cambia
quando in me ti volti
col volto sprofondi
nel cuscino e dici
- Manteniamo la forma.

A ognuno il suo posto nel letto.