Ho accettato ormai da tempo
Un mio piccolo destino.
Non è un culto a mani giunte
La liturgia di chi si reca
E sa indugiare accovacciato
Sopra i passeri sgualciti.
Ai stupidi merli arditi
Non più d'una prece:
Altro grava sulle ali conserte,
pennuti proiettili.
Esiliati sul terreno,
Pietrifissi dal Niente superiore:
Tradirono il vento col becchime
O non conobbero il trucco
Degli dèi, librati costanti.
Una nemesi, infine:
Degli elementi il più basso
Li accoglie in morte,
E quel che sapevano di più bello
dogma era e rimane
Per me.

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