ventisei novembre duemiladodici, tre del mattino
Il mio nome non lo conosco più,
un'apostrofe colma di tenerezza
me ne ha dato uno nuovo, che è anche lo stesso.
L'avevo dimenticato
ma ora a fior di labbra
lo ripeto
tre lettere sole, non le dicevi spesso,
mentre eri distratto:
un regalo senza pretesto.
Ho un nome
solo se lo pronunci: è un Amen
che si perde
proprio davanti alla croce
nella cattedrale delle nostre conversazioni.
A fior di labbra
lo ripeto
- e così sia? -
il miracolo del mio nome
nel battesimo della tua voce.
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